Storie d’arte e d’ispirazioni torinesi

Il capoluogo piemontese prosegue e incrementa un dialogo fra arti, creatività e poesia con iniziative capillari e diffuse. Proprio in questi giorni è arrivata anche la consacrazione sul «Financial Times» che premia il Piemonte come una delle compagini più dinamiche a livello europeo per strategia del territorio. Di sicuro la regione sta mettendo in campo tante energie e Torino è una fucina in cui confluiscono molti punti di vista, non necessariamente allineati o prevedibili. Già qualche anno fa alcuni media esteri, fra cui la CNN, invitavano a scoprire la capitale sabauda quale alternativa alle mete italiane tradizionalmente più conosciute e pubblicizzate, nell’intento di alleggerire i flussi turistici sempre e solo diretti verso gli stessi centri. In questi mesi ho avuto modo di confrontarmi con diversi progetti legati all’inclusività, alla valorizzazione del patrimonio culturale, alla creazione di modelli gestionali di comunità nelle province di montagna e nei tessuti urbani. Oltre ad aver seguito gli ultimi eventi organizzati nel circuito delle mostre d’arte e della divulgazione poetica, come quello di “Arte Città Amica” che mi ha coinvolta in prima persona, in occasione del ventennale della storica associazione torinese.

Luci d’artista a Torino

Desidero quindi segnalare il ciclo di esposizioni dedicate dall’Accademia Albertina alla propria collezione fotografica. Iniziato con “La fotografia e le arti” (ottobre 2023), si concluderà con gli “Orientalismi” il prossimo luglio. Per la prima volta una serie di documenti misconosciuti al pubblico escono dai caveau e sono visibili in Pinacoteca. L’Albertina è un luogo che tende a essere meno visitato tra i poli museali torinesi pur trattandosi di uno spazio estremamente meritevole, denso di memorie storiche per capire la città e avvicinarsi al suo passato-presente. È inoltre ripresa la tradizione di ricostruire le vicende di un’opera inedita nell’ambito del percorso tematico di volta in volta proposto. All’interno della sala dei cartoni gaudenziani, anche attraverso modalità interattive, riprende vita un quadro, un progetto in parte se non del tutto andato perso o della cui esistenza poco o nulla si sapeva.

*Depliant informativo dell’Accademia Albertina

Qualche giorno fa è stata poi inaugurata la personale del fotografo Michele Pellegrino nei locali di Camera. Un allestimento offerto come un’antologia da sfogliare, suddivisa in sezioni rappresentative dei suoi principali filoni di ricerca: Esodo. Storie di uomini e di montagne; Visages de la Contemplation; Scene di matrimonio; Le nitide vette; Langa. È il battesimo ufficiale fra i grandi autori italiani, culmine di un percorso che ha visto l’arte di Pellegrino protagonista di tante rassegne – ricordo sempre a Torino Persone presso la Fondazione Bottari Lattes – e così via nel resto del Piemonte e fra le pagine di altrettante intense pubblicazioni: gli ultimi cataloghi per Electa Prima che il tempo finisca e Io il covid e le nuvole, e ancora risalendo a ritroso i racconti fiabeschi di Il silenzio magico della montagna, Alta Langa. L’altra collina, Incanti ordinari. Perciò mi auguro che presto ci sia la volontà di replicare con un’iniziativa che magari dia spazio anche a un excursus dei libri a stampa che nel tempo hanno accompagnato il suo cammino fotografico.        

Michele Pellegrino_Allestimento per Camera Torino_Le nitide vette
Michele Pellegrino_Allestimento per Camera Torino_Le nitide vette_Peuterey

A chi voglia infine incontrare l’arte in un contesto autentico e confidenziale suggerisco una visita in Via Rubiana alla galleria di “Arte Città Amica”. Ringrazio Raffaella Spada per il tempo che mi ha dedicato, per gli incoraggiamenti e i consigli che mi ha dato sui materiali e le tecniche – in generale direi una lezione di vita –  e per gli artisti che mi ha presentato. Ispirazione principale di questo gruppo è il nesso che unisce segno pittorico e parola, al centro peraltro della mostra allestita questo mese e aspetto che considero centrale nella mia stessa indagine. Una bella serata trascorsa al riparo e al caldo, pure in senso emotivo, in una Torino ancora abbastanza infreddolita. Fra le stazioni di Racconigi, Rivoli e Monte Grappa è bello sapere che ci sia un rifugio così accogliente dove si aggirano presenze gentili, anche queste appartenenti a una storia torinese ben diversa dalle contrapposizioni e disattenzioni che purtroppo fin troppo spesso ci sono state riservate dagli ultimi anni.   

La Galleria di Via Rubiana
La mostra della Galleria di Via Rubiana

Le mie montagne per “Arte Città Amica”


Fotografie di Claudia Ciardi ©

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Torino capitale della fotografia

Un tempo di natura prima che il tempo finisca

Il titolo dell’ultimo lavoro di Michele Pellegrino è più che eloquente e getta uno sguardo sul rischio di una perdita definitiva. L’essere umano infatti sembra vicino, come mai in passato, alla fine dei tempi. Il Novecento ha affilato le sue armi – armi terribili, congegnate per la distruzione di massa – attraverso cui molte stragi e devastazioni ha messo in atto. Nonostante l’umanità sia rimasta così a lungo sospesa sul baratro, tanto da pensare che avesse fissato nella propria mente ogni più atroce efferatezza che lì sia avvenuta, anziché prenderne le distanze pare ancora oggi esserne fatalmente condizionata.

Può darsi che questa sensazione di fine dei tempi sia stata anche delle generazioni che ci hanno preceduto. Certo, la seconda guerra mondiale dev’essere apparsa alla maggior parte come un’apocalisse, di sicuro la sua immagine terrena meglio riuscita.

La raccolta del grande fotografo piemontese appena pubblicata da Mondadori-Electa è una struggente riflessione sulla labilità, lo scivolamento che si va consumando, una caduta che si direbbe inarrestabile ma pure reca in sé la traccia per un’inversione di rotta. Basterebbe tanto poco, ad esempio iniziare ad ascoltarsi e posare gli occhi sull’incanto della natura, per volgere in meglio le nostre energie così disperatamente rivolte all’autodistruzione.  

Le Langhe, terra madre di Pellegrino, possono dirsi un osservatorio d’elezione per ragionare intorno a questo tema, in cerca di una risposta che forse sa un po’ di oracolo, non nel senso dell’infallibilità che agli oracoli si accompagna, piuttosto per l’intuizione e la limpidezza che viene da certe voci.

In una prossimità emotiva che attiene anche ai miei percorsi di scrittura fin qui intrapresi, si segnala la citazione dello studio su Paula Modersohn-Becker nelle note che introducono a questo lavoro. Le iniziative che in alcune zone del Piemonte – e non soltanto qui – si stanno portando avanti sia in architettura che nelle arti (recupero delle borgate, progetti di comunità, partecipazione di diverse personalità creative ai lavori di studio e ricerca per la loro realizzazione) rimanda, pur in contesti diversi e in una fase storica mutata, ai collettivi fondati in diversi luoghi d’Europa fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento – a partire dalle esperienze antecedenti di Barbizon – accomunati dal desiderio di un ritorno a un più autentico rapporto con la natura.

Si riporta integralmente la nota in oggetto con riferimento a Paula Modersohn-Becker e a uno spirito culturale che merita senz’altro di essere approfondito anche alla luce della complessa fase storica che stiamo attraversando.  

«È peraltro uno dei grandi temi dell’arte ottocentesca, dal romanticismo al neogotico, che nella radice romantica ha trovato nutrimento. Le comunità o colonie artistiche da Barbizon in poi, passando per Pont-Aven, fino ad arrivare a Murnau, Sylt, Worpswede nacquero come ritiri alla ricerca di un più genuino rapporto fra natura e persone. Si veda a proposito di questi intrecci una personalissima declinazione espressa in pittura da Paula Modersohn-Becker, illustrata dal saggio di Claudia Ciardi, Ut pictura poësis. Arte, parola e metamorfosi di Paula Modersohn-Becker, rivista «Incroci», semestrale di letteratura e altre scritture, numero 45, anno 2022, pp.118-131».

Peraltro in contiguità con l’approfondimento dei rapporti su letteratura ed arte, nel cui ambito questa trattazione ha posto in rilievo lo scritto di Elsa Morante su Beato Angelico.

Dalla prefazione di Daniele Regis, La poetica della luce, p. 27 (note 28 e 29) in Michele Pellegrino, Prima che il tempo finisca, Mondadori-Electa_Photo, 2022, edizione bilingue (italiano-inglese).


Si rimanda alla scheda della pubblicazione:
https://www.electa.it/prodotto/prima-che-il-tempo-finisca/