

Caduceo o bastone di Asclepio? Dal mito al simbolo
Riprendendo alcuni concetti che erano confluiti nella mia lezione sulla sintassi dei sogni, torno a citare dal paragrafo di Simon Monneret dove emerge l’idea di condensazione. Scrive l’autore in queste pagine: «Il sogno riunisce dei pensieri sparsi nel contenuto latente e li condensa in una sola immagine. Essere obbligato a rappresentare più pensieri con una sola immagine è al tempo stesso la povertà e la ricchezza del sogno. In effetti, ogni elemento del sogno risulta così arricchito, surdeterminato; a partire da questo elemento potranno svolgersi parecchie catene associative, orientate in direzioni diverse. […] La condensazione è, in qualche modo, un ingorgo del sogno, un sovrappiù di significato che fa dire al sogno, in una sola immagine, più di quanto potremmo dire da svegli col nostro linguaggio. Questo, infatti, tende a rendere ogni cosa con un solo segno. Per questo la condensazione è stata paragonata a una figura del linguaggio poetico che è la metafora. Infatti la metafora condensa parecchi significati in una sola immagine. Questo raffronto del lavoro del sogno col linguaggio poetico è stato fatto da Roman Jacobson e ripreso da Jacques Lacan». (Il sonno e i sogni. Teoria e pratica)
Per Lacan il sogno ha la struttura di una frase o di un rebus. È a tutti gli effetti un testo da decifrare. Da una parte, in quanto finzione, il sogno ci fa uscire dal reale, anche per proteggerci. Tuttavia ci offre pure un mezzo di confronto. La poesia incarna la trascendenza della parola. È lo spazio d’espressione in cui il linguaggio comunica al massimo grado con chiarezza in forme peculiari; la vera poesia infatti non è criptica o involuta ma densamente limpida. Il poeta, proprio come fa il sogno, irrompe nel codice linguistico convenzionale spaginandolo e dissestandolo per creare un evento di senso. Codice linguistico poetico e codice onirico si possono pertanto rappresentare come l’intersezione di due insiemi.
La storia del caduceo, in quanto simbolo e rappresentazione metaforica, è un esempio di sovrapposizione di senso, di condensazione concettuale in un’immagine o, se preferite, di assemblaggio di codici. L’idea di cura nell’immaginario antico si lega strettamente al dire poetico. Curare è manifestare quell’idea e quell’atto anche attraverso la parola, è comunicare, e ancor più è infondere nella parola e in chi la riceve la possibilità di condurre con successo quell’azione.
Se, a livello immaginativo, il bastone di Asclepio e il caduceo di Hermes divengono via via simboli intercambiabili degli ambiti in cui si pratica la medicina, non si tratta di un esito privo di nessi. Asclepio è il figlio di Apollo, il dio della poesia, fra le altre qualità che gli vengono attribuite. Apprese l’arte della guarigione dal centauro Chirone che, com’era d’uso per queste creature, deteneva poteri taumaturgici e magici; si diceva che fosse capace di entrare in contatto con i morti e riportarli in vita. Da parte sua Hermes è un messaggero, divinità della comunicazione, che viene a mostrare la via da intraprendere per salvarsi o per perdersi irrimediabilmente. Quindi, medicina, poesia, magia costituiscono nella cultura greca arcaica e, in conseguenza, nel retaggio mitologico e religioso ellenico, tre aspetti strettamente intrecciati. In epoca moderna gli ermetici sono alchimisti e poeti, in onore dell’antico volto divino che sorvegliava i bivi; la strada da percorrere per giungere alla meta o per trovare se stessi.
La ricostruzione storica sancisce come definitiva la confusione fra i due simboli quando durante la seconda guerra mondiale un ufficiale dell’esercito americano, il Colonnello Hoff, scambiò erroneamente il caduceo per il simbolo della medicina, adottandolo per il Medical Corps statunitense. Tale errore, se così si può dire, ha influenzato i loghi di molti ospedali e organizzazioni, specialmente nel mondo anglosassone. In alcuni contesti – tra cui spesso in Italia – il caduceo è utilizzato come stemma delle farmacie. In questo caso, i due serpenti vengono talvolta interpretati metaforicamente: uno rappresenta il veleno (la tossicità) e l’altro il rimedio (la cura), unendo l’idea di equilibrio nella somministrazione del farmaco; si ricordi che la parola greca antica pharmakon assume entrambi i significati a seconda del contesto. Vi sarebbe infine il fattore estetico e araldico: il caduceo presenta una struttura simmetrica che spesso risulta più accattivante e bilanciata rispetto al più semplice bastone con un solo serpente.


Ma questo chiaramente non è che l’esito di un processo molto più lungo e profondo che ha investito la mentalità umana in epoche e culture diverse, annidandosi per molto tempo nel terreno fertile degli immaginari. Che il caduceo a un certo punto fosse percepito come intercambiabile o perfino attribuibile ad Asclepio è di fatto, lo abbiamo visto, legato a una lontana provenienza.
In aggiunta a tutto ciò, oggi forse l’esposizione algoritmica sta decretando il velocizzarsi di certe dinamiche del ragionare, comportando una riorganizzazione del pensiero logico, cosicché ci troviamo sempre più a familiarizzare con forme di ragionamento non convenzionali che assecondano l’associazione di idee e le correnti simboliche dell’inconscio. Inoltre, se osservare la sincronicità è un po’ ripercorrere le orme del pensiero magico, può darsi anche che l’incremento algoritmico ci spinga paradossalmente – ma neppure così tanto – a riadattare e orientare i nostri modelli di pensiero verso queste forme, che poi sono parte costitutiva e integrante della nostra più remota storia culturale.
Tornando quindi alle premesse da cui siamo partiti, potremmo dire in termini piuttosto stringati che la mente vigile è avvezza alla prosa, adottando una logica sequenziale, mentre il sogno e la poesia sovvertono le regole della logica, aggirando le difese razionali. Qui la parola sconfina e scioglie il collante fra significante e significato, diventando altro, offrendosi come pura materia sensoriale. La parola cantata agli albori del tempo nei formulari magici o nel dire oracolare per curare e possibilmente guarire.
Da questo punto di vista, anche in tal caso, lo si può definire un ritorno al mondo magico, al riflettere sulla realtà in termini incantatori, di influssi subiti o gettati sulle cose, laddove la nostra presenza da quando condivide le sorti terrene vacilla in cerca di riferimenti e rinnovati appigli.
* Per recuperare la traccia degli argomenti presentati nella più recente serie dei miei articoli si rimanda alla mia videolezione: La sintassi dei sogni / The Syntax of Dreams
* Tra simboli e itinerari. Proseguendo a esplorare gli spazi della cura che contraddistinguono la storia urbana e artistica di Firenze, su cui avevamo già avuto modo di soffermarci, qui l’articolo sulla farmacia più antica del mondo, da spezieria conventuale a simbolo della città:
https://www.menshealth.com/it/lifestyle/vacanze-viaggi/a71449703/citta-farmacia-piu-antica-mondo-italia/
Sull’intreccio fra parola, arti visive e guarigione.
La mia collaborazione con Karel Fehr, fotografo, consulente d’immagini, poeta:



Alcune delle mie ultime video narrazioni sui temi dell’acqua, della terra e della guarigione:





Miet Warlop, Si ha cura, Biennale di Venezia_Padiglione del Belgio, 2026
![Claudia Ciardi [margini inversi] – Il chiosco delle nuvole](https://www.claudiaciardi.net/wp-content/uploads/2019/02/cropped-spirale-2.jpg)