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«Sei priapi sicari? Le querce d’antano ora si logorano in peatorba pure si levano olmi dove si livellano fraskssini. Phalla se solo vuoi, sorgere devi: e mica tanto presto la pharsa giungerà almeno per abbessa ad una phinice stabile e secolare» James Joyce, Finnegans Wake

Questo spazio è in parte pensato come aggregatore dei materiali diffusi nel web riguardanti i miei progetti di scrittura e ricerca. Perciò ho studiato una serie di rimandi ai contenuti del mio blog Margini in/versi, che risulta qui largamente presente, alle pubblicazioni da me curate (si veda la sezione “libri” all’interno di questo sito), e ad alcune tra le principali attività finora svolte.

Nel dicembre del 2010 decido di sfruttare le potenzialità di facebook inaugurando la pagina Caffè d’Europa, in cui inizio a condividere note e collegamenti, orientati soprattutto ai miei interessi: letteratura tedesca, in particolare autori berlinesi, storia contemporanea, narrazioni della metropoli. Il caffè si configura fin da subito come un contenitore versatile e allo stesso tempo ben riconoscibile, legato alla presentazione di questi argomenti.

Intanto, con il procedere del mio lavoro editoriale, accumulo nuove esperienze e dunque sempre maggiori spunti di scrittura. Nasce così l’idea di un blog nel quale raccogliere una parte rilevante del mio percorso. Margini in/versi svolge questa funzione dall’aprile 2012, dialogando strettamente con la sua pagina omologa su facebook.

Il fu Caffè d’Europa: dall’ottobre 2016, per migliorare l’interazione tra blog e social, ho ritenuto opportuno ribattezzare la pagina fan col nome del mio spazio web, in modo che per il pubblico fosse più semplice associare i due contenitori. Non nascondo una scia di polemica politica. Resto un’europeista abbastanza convinta ma anche ben cosciente che l’Europa degli ultimi anni abbia dato troppo spesso il peggio di sé in materia d’integrazione, diritti umani, soluzione della crisi occupazionale, serie e democratiche opportunità formative, mobilità studentesca, e del cittadino europeo in generale, condizione che resta ancora troppo vincolata a situazioni familiari mediamente agiate e non a effettivi criteri meritori capaci di innescare finanziamenti diretti e opportunità durevoli.


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